Il 19 febbraio 2025 si è svolta a Bruxelles una riunione interparlamentare organizzata dalla Commissione per gli affari esteri (AFET) del Parlamento europeo. Tra i temi discussi si segnala quello concernente la Difesa europea. Di seguito una sintesi degli interventi, ripresa dalla “Documentazione per le Commissioni. Riunioni interparlamentari” (Fonte: Senato.it, Camera.it).
“La gestione della competizione con la Russia in Europa orientale va di pari passo con il dialogo sempre più intenso fra europei e, in prospettiva, fra l’UE e la nuova amministrazione americana, circa la difesa europea. Non è un segreto che Trump sia un aperto scettico delle alleanze di lungo periodo e che ritenga i paesi europei dei free riders, dei ‘liberi battitori’ che si avvantaggiano dello scudo americano per evitare maggiori spese militari. Per questo, e in vista di un potenziale disimpegno USA dall’Europa, gli stati membri dell’UE e la Gran Bretagna hanno accelerato la discussione su come aumentare e ottimizzare le spese per la difesa.
Dall’entourage di Trump è emersa la richiesta che gli alleati europei della NATO destinino alla difesa il 5% del PIL, ben tre punti sopra l’attuale soglia del 2% – peraltro centrata solo da 23 paesi alleati su 32 a fine 2024. È possibile che l’Amministrazione Trump si accontenti di meno, soprattutto se gli europei dovessero garantire un incremento progressivo nei prossimi anni. Un’ipotesi credibile è che la NATO si accordi su una soglia del 2,5% già per quest’anno e per una del 3% entro il 2030 al prossimo vertice in programma a L’Aja a giugno. In vista dell’aspettativa di Trump che parte dell’aumento delle spese militari europee confluisca nell’acquisto di armi americane, la Francia ha di recente acconsentito ad aprire a compagnie di paesi terzi fino a un terzo delle risorse messe a disposizione da un apposito fondo europeo che dovrebbe facilitare il procurement (acquisizione) congiunto di sistemi d’arma.
Gli stati membri dell’UE hanno articolato alcune soluzioni potenziali all’urgente problema di aumentare le capacità militari europee. Un’iniziativa nell’immediato è destinare parte dei Fondi di Coesione europei non ancora spesi in questo ciclo di bilancio (2021-28) alla produzione e acquisto di beni duali, cioè con doppia destinazione civile e militare (i Fondi di Coesione non possono essere spesi in armi). L’iniziativa ha incontrato un accordo pressocché generale, sia fra gli stati beneficiari dei fondi di coesione (tra cui Italia, Polonia e Spagna), sia dei contributori netti al bilancio europeo, che intravedono il potenziale di un aumento delle capacità di difesa europee a costo zero.
Un’altra proposta è quella di creare una società veicolo (special purpose vehicle o SPV) del valore di cinquecento miliardi di euro per l’acquisto e la produzione comune di armi. L’SPV emetterebbe obbligazioni sul mercato garantite dai bilanci nazionali dei paesi aderenti. Il dispositivo, aperto anche a Gran Bretagna e Norvegia, verrebbe amministrato dalla Banca Europea per gli Investimenti. La natura puramente intergovernativa del dispositivo riflette il duplice desiderio di evitare l’emissione di eurobond per la difesa (una soluzione vista con favore da Francia, Italia e Polonia, ma non da Germania e Paesi Bassi) ed evitare il voto unanime in Consiglio, dove siedono i paesi neutrali Austria, Cipro, Irlanda e Malta.
Sul piano operativo, il neo-creato Commissario europeo per la Difesa, il lituano Andrius Kubilius, ha annunciato la prossima adozione di una riserva obbligatoria di munizioni, sul modello delle riserve di gas stoccate dai singoli paesi europei (che puntano a raggiungere una produzione annua di due milioni di proiettili già entro il 2025). La Polonia ha proposto la creazione di una missione navale congiunta coi paesi nordici alla luce del sabotaggio di due cavi sottomarini fra, rispettivamente, Svezia e Lituania e Germania e Finlandia, imputati alla Russia (o forse a una nave cinese che opera per conto dei russi). Varsavia ha anche esortato i suoi partner UE a partecipare a Scudo Orientale (East Shield), l’insieme di fortificazioni e sorveglianza aerea del confine con la Bielorussia per scongiurare tattiche ‘ibride’ come l’uso (geo)politico dei migranti da parte di Mosca e Minsk. La Polonia è il paese europeo che più sta spendendo in difesa proporzionalmente al PIL, ben il 4,7%”.
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