Brasile: TRA PIAZZA E ISTITUZIONI
di Franco Patrignani. Agosto 2021Brasile: TRA PIAZZA E ISTITUZIONI
di Franco Patrignani.
La questione centrale, oggi, in Brasile, è la relazione tra la mobilitazione popolare e l’iniziativa delle forze politiche all’interno delle istituzioni.
In particolare, la domanda da porsi, a mio avviso, è: qual è la relazione tra le mobilitazioni di piazza e il lavoro della CPI (Commissione Parlamentare d’Inchiesta)?
La mobilitazione popolare, in questi ultimi mesi, in tutto il paese, ha saputo esprimersi con grande maturità e con elevati livelli di organizzazione, vedendo aumentare la partecipazione e la creatività dei vari gruppi e dei singoli partecipanti.
A Brasilia, la Commissione Parlamentare d’Inchiesta, istituita nel Senato Federale, sta svolgendo un apprezzabile lavoro d’indagine che, giorno dopo giorno, sta mettendo in luce le malefatte del governo Bolsonaro. Non sono più sotto esame le “incapacità” o la “confusione istituzionale” e la negligenza del governo centrale.
Oggi le tracce, gli indizi, le prove emerse nel corso delle indagini aprono cammini nuovi (già sospettati, in verità, ma finora non accertati): non si è trattato di una strategia errata, non è stata l’incapacità di contrastare e gestire la pandemia; ciò che si sta dimostrando è che siamo difronte, ad una strategia programmata di banalizzazione del rischio, per spingere il gregge a continuare a produrre, a sacrificarsi per tonificare il PIL. Le negazioni della gravità e le terapie inefficaci hanno preparato il terreno per intervenire, in ritardo, con una vaccinazione ottenuta con una contrattazione taroccata e programmata, principalmente, come fonte di corruzione e clientelismo.
La CPI sta facendo il suo lavoro e lo sta facendo egregiamente. Il protagonismo, in Commissione, va detto per inciso, non è esattamente dei partiti della sinistra: è principalmente di quei partiti di centro (e centro-sinistra?) alcuni, precedentemente, perfino base parlamentare di sostegno al governo Bolsonaro.
Effetto delle elezioni vicine? È possibile. Ma anche, sicuramente, dell’indecenza del non più sostenibile comportamento presidenziale. Di Bolsonaro e di quell’aggregazione vergognosa che lo accompagna.
In ogni caso, i lavori della CPI sono sotto i riflettori e possono essere seguiti da grande parte della popolazione brasiliana. E così, nelle coscienze cresce, credo, la consapevolezza della gente. Una consapevolezza che si riflette e si riversa, in buona parte, nelle piazze.
Nelle manifestazioni di piazza, si assiste ad un protagonismo diffuso: forte è la presenza dei giovani e “strutturale” è il protagonismo delle donne di tutte le età. Evidente e determinante la mobilitazione negra e indigena, creativa la partecipazione di tutti. Con fasce preparate con cura e cartelli improvvisati, con magliette con slogan stampati, camicette colorate per identificarsi con il proprio gruppo, con i volti dipinti e con bandiere nazionali e estaduais, appoggiate sulle spalle. Gruppi più o meno piccoli di bandiere dei partiti e dei sindacati…
Finalmente! Si ha la sensazione che il tanto atteso risveglio del popolo brasiliano stia finalmente avvenendo! Che bellezza!
Ma manca una cosa fondamentale: il necessario collegamento di queste due istanze, di queste due espressioni dell’opposizione al governo genocida. E oggi, questa necessità è sempre più evidente.
Ma è una mancanza che può essere sanata. Deve essere sanata. Rapidamente, se possibile, ma non frettolosamente.
Cerco di spiegarmi: di solito questo è il ruolo tipico svolto dal partito politico. È il partito l’anello di congiunzione, il collegamento naturale tra Società Civile e Istituzioni.
Ma bisogna chiedersi: oggi questo movimento che sta riempiendo le piazze e che sta crescendo, quantitativamente e qualitativamente, riesce ad avere una interlocuzione diretta con le Istituzioni? In particolare con il Parlamento e con il Governo, se fosse necessario?
No. Non credo.
Ancora i Senatori che stanno responsabilmente svolgendo il loro lavoro nella CPI (ripeto, non tutti di sinistra, anzi, per la maggioranza di centro) a volte sembrano una compagine di eroi solitari che si sono spinti molto avanti, nella loro missione. Ed è legittimo aver timore che rischino o personalmente o come gruppo – se di gruppo si può parlare – di veder fallire la loro missione o addirittura di mettere in pericolo la propria vita…
Invece è fondamentale chiarire che quella compagine di rappresentanti degli elettori brasiliani, è direttamente, sollecitata, controllata, messa in discussione, se necessario, ma in definitiva sorretta dalla partecipazione e dalla mobilitazione della popolazione brasiliana più consapevole e cosciente.
Serve, a mio avviso, che “il movimento” #FORABOLSONARO si dia un coordinamento, non solo organizzativo, ma anche politico.
Serve che questo movimento e i suoi diversi leader accettino, nella teoria e nella pratica, la possibilità di vedersi come rappresentanti di un corpo sociale differenziato – disomogeneo, direi – ma unitariamente impegnato nella lotta per la democrazia, per la salute e la sopravvivenza del popolo brasiliano.
Serve che i rappresentanti di questo movimento (un movimento senza rappresentanti è un’espressione spontaneista e anarchica) si riconoscano come tali e che, come rappresentanti, siano legittimati (questo è un passaggio determinante della democrazia rappresentativa e anche partecipativa).
Serve che la rappresentanza unitaria del movimento vada a Brasilia, per interloquire con i senatori impegnati nella CPI e anche con i deputati che dovrebbero votare l’impeachment di Bolsonaro.
Vadano a Brasilia per rappresentare, negoziare, concordare o discordare e tornare alle proprie basi per rielaborare strategie le tattiche e le mobilitazioni future.
E, mentre fanno questo… faranno un ottimo servizio al paese, all’appropriazione della politica da parte dei cittadini e alla costruzione, chissà, di una maggioranza parlamentare progressista o comunque decente, perché sotto controllo diretto della gente e delle sue diverse forme di rappresentanza.
Una maggioranza parlamentare che sarà in grado di sostenere il prossimo governo popolare del Brasile governato da Lula.
Vitória 10 agosto 2021
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