Franco Patrignani. Brasile: verso il primo turno delle elezioni amministrative
14 Novembre 2020
- BRASILE: verso il primo turno delle elezioni amministrative
di Franco Patrignani
14 Novembre 2020- 1.Domani (anzi, oggi ormai) domenica 15 novembre, si vota per il rinnovo dei consigli comunali e per l’elezione dei Sindaci (che qui si chiamano Prefeitos). Per questa carica l’elezione avviene con il doppio turno (votazione finale il 29 novembre).Queste elezioni, che si tengono in tutto il paese contemporaneamente, rappresentano, di fatto, la verifica di metà mandato del governo centrale.Questa è stata una campagna elettorale sostanzialmente virtuale: ha surriscaldato i canali Internet, ha riempito i cellulari di messaggi WhatsApp, ha mobilitato gruppi di amici e militanti e ha invaso gli orari nobili della televisione, con diffuso disappunto delle famiglie.Anche in questo caso, si sono manifestati i “negazionisti della politica” che hanno dalla loro l’odiata obbligatorietà del voto.Vista la vastità della consultazione e le peculiarità di ciascun territorio, è impossibile fare qualsiasi previsione.E allora perché parlarne a sole 24 ore dai risultati?Il motivo c’è e cerco di spiegarlo: domani con gli scenari già delineati, si parlerà già delle alleanze possibili per affrontare e vincere il secondo turno. E quindi molte delle questioni che si sono sollevate in queste ultime settimane, soprattutto a sinistra, si dovranno affievolire di fronte all’evidenza dei fatti.Di tutto il polverone che si è alzato, vorrei mettere in evidenza quattro elementi:La cagnara a sinistra, la strategia del “centro”, il comportamento del presidente Bolsonaro e il comportamento dei militari.
- 2.A sinistra, salvo pochissimi casi, non si sono fatte le alleanze sperate. I partiti PT, PDT, PSOL, PSTU, hanno deciso di correre singolarmente per verificare la loro consistenza numerica e per eleggere i loro “Vereadores” (i Consiglieri Comunali). Quindi un primo motivo deriva dal sistema elettorale. Ma lo stesso sistema, per l’elezione del Prefeito, prevede che per entrare al secondo turno bisogna arrivare almeno secondi. Quindi chi pensa di avere un candidato capace, nella retta finale, di agglutinare una maggioranza, non molla e per motivi opposti, chi non ha un candidato forte, preferisce portare a casa almeno un Vereador, piuttosto che scomparire. L’alleanza, sempre possibile, eventualmente verrà fatta al secondo turno.I commentatori politici e la stampa importante, non proprio disinteressati, affondano le loro lame in profondità, soprattutto nei confronti del PT, chiaro. Un esempio per tutti: a S.Paulo il PT ha un candidato apprezzabile, dedicato e onesto, ma non grande attrattore di voti. Da un mese a questa parte, sui giornali espressione dell’establishment appaiono analisi, consigli e suggerimenti affinché il PT rinunci alla propria candidatura in favore del candidato del PSOL (più a sinistra)! Come mai? L’obiettivo è quello di erodere, in ogni modo, il PT unico vero ostacolo al ritorno del centro-destra dopo la parentesi bolsonariana. E il PT è l’unico partito organizzato con un leader capace di mobilitare e dare speranza. Ma, c’è sempre un ma, il PT ancora appare come un prodotto di marca che è stato denunciato come prodotto sofisticato. Continuano a comprarlo solo i più affezionati. Queste elezioni sono un banco di prova molto, troppo importante per verificare qualche sperata inversione di tendenza.
- 3.Il comportamento del centro è facilmente individuabile: critica le impennate e le ridicolaggini bolsonariane, ma non certo la sua politica economica o, per lo meno, quella annunciata ad inizio del mandato presidenziale (ispirata da Paulo Gueddes, il Chicago boy della scuola di Santiago). In area centro-destra cresce sempre più la voglia di tornare al governo, prima che Bolsonaro si giochi tutti i gioielli di famiglia. Ma il centro-destra non vuole, non può confondersi con le bravate di Bolsonaro. Come rappresentanza parlamentare è ancora determinante, anche se appare debole nella società. E, caratteristica costante nel tempo, ha diversi leader, troppi, tutti in attesa di combattersi tra loro per diventare il candidato più presidenziabile, moderato, accettabile da una maggioranza moderata e, soprattutto dalle élite economiche. In queste elezioni il centro-destra si presenta mimetizzato. Il suo slogan potrebbe essere: se vinco mi prendo gli allori, se perdo non sono io.
- 4.Di Bolsonaro in questi ultimi mesi si era sentito parlare poco: o qualcuno dei suoi consiglieri (civili o militari) gli aveva consigliato di tacere, oppure è stato un silenzio scelto in funzione preelettorale. Ma non ce l’ha fatta a reggere. Ha ricominciato con le sue esternazioni sostanzialmente negazioniste sulla pandemia, ha pianto per la sconfitta di Trump, a cui ha promesso fedeltà ad oltranza (non si è ancora complimentato con John Biden) e ogni tanto riemerge sulle cronache per le sue bravate. Il suo attivismo ha ripreso forza in particolare in queste ultimissime settimane in cui la magistratura ha messo sotto inchiesta il suo figlio maggiore per distrazione di fondi pubblici e ha aperto un’indagine sul suo secondogenito. La situazione di Bolsonaro, ogni giorno sembra diventare più critica, ma non sembra calare il suo consenso. Tanto che non c’è nessuno che sia disposto a dar corso alle numerose richieste di impeachment depositate e astutamente congelate dal Presidente della Camera (centro-destra) che gioca con la presidenza della Repubblica il gioco analizzato sopra: ti mantengo in vita, ma ti controllo, ti minaccio per poi far la pace e guadagnare, un passo alla volta, qualche pezzettino di potere. In verità bisogna dire che i parlamentari non riescono a controllare niente della strategia di Bolsonaro, (ammesso che ne abbia una) ma riescono a bloccarlo. In questo sono ogni giorno più affini ai militari, ovvero a quegli alti gradi dell’Esercito che hanno optato di lasciarsi coinvolgere dall’avventura Bolsonaro entrando nel governo (civile) (?).
- 5.E veniamo ai militari. Dopo una prima fase di coinvolgimento totale (e muto) con i contenuti e i metodi bolsonariani, oggi cominciano ad emerge le prime crepe. Ci sono divergenze di politica economica, in verità mai emerse praticamente, perché, salvo qualche privatizzazione, ancora non si è visto niente di pratico realizzato dal governo (motivo la pandemia, ma anche i freni posti dal ventre molle del parlamento). C’è un problema di credibilità internazionale, cui i militari sembrano attribuire qualche importanza in più del Presidente e ci sono problemi di insofferenza rispetto allo stile presidenziale e anche, tutto sommato, al grado: non riescono a rassegnarsi al fatto che un capitano, oltretutto allontanato dall’esercito per motivi disciplinari, possa comandare sui generali ministri o sottosegretari che siano.
- Ma principalmente c’è un problema in relazione al futuro: Bolsonaro non avrà un secondo mandato (e oggi Trump docet) e quindi non avrà la possibilità di realizzare nessuna rivoluzione e neppure qualche riforma. Vale la pena rimanere legati al suo carro? Il futuro del paese, se continuano così, potrebbe pure non prevederli, per lo meno con l’importanza che hanno assunto in questa fase. E allora, sembra che stia emergendo il bisogno di una revisione strategica. Intanto, in queste elezioni c’è una fioritura di candidati che si presentano col loro nome, preceduto dal loro grado militare. Che tristezza!
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